Africa

Le piramidi egizie sono considerate una delle più grandiose opere costruite dall’uomo. Secondo quella che viene considerata dagli archeologi la tesi più fondata le piramidi erano delle opere funerarie la cui costruzione aveva lo scopo di onorare la figura del faraone, un uomo che gli antichi egizi consideravano quasi una divinità vivente, destinata un giorno a ricongiungersi nell’altro mondo agli dèi, e in particolar modo con Osiride, il sovrano dei morti. Per poter affrontare il viaggio nell’aldilà, i faraoni facevano erigere delle costruzioni simbolicamente orientate e posizionate fra il Nilo, che per gli egiziani era fonte di vita, e l’orizzonte occidentale al confine col deserto (simbolicamente il luogo dove il sole tramonta).

Nell’820 d.C.ci fu la svolta, quando il califfo Abdullah Al Mamun tentò di violare la Grande Piramide. Alcune carte in suo possesso gli indicavano l’esistenza di un groviglio di passaggi interni alla piramide, uno dei quali avrebbe dovuto portare a una stanza colma di ricchezze. Il califfo fece aprire un varco nei massi della costruzione e penetrò all’interno, scoprendo un passaggio che scendeva verso il cuore della piramide. Di colpo però il passaggio si interrompeva: alcune pietre squadrate impedivano l’accesso. Dovendo aggirare l’ostacolo, gli operai del califfo scoprirono quindi un lungo corridoio in salita che portava in quella che, nelle speranze di Al Mamun, doveva essere la stanza del tesoro. In realtà l’aspetto del locale era più simile a quello di una stanza funeraria, tanto che vi era anche un sarcofago. Di tesori neanchel’ombra, ma anche il sarcofago che avrebbe dovuto contenere il corpo del faraone era vuoto. Ma perché il sarcofago era vuoto se la piramide era destinata ad ospitare il corpo del faraone? Il fatto che in nessuna delle tre piramidi di Giza siano stati trovati i corpi dei sovrani pone degli interrogativi sul significato di tali monumenti. È probabile che le piramidi non erano allora delle semplici tombe dei faraoni. Rimane un mistero anche il fatto che l’interno di queste piramidi non sia stato decorato con geroglifici o disegni, al contrario di quello che è accaduto nelle altre tombe reali (la tomba di Nefertari, quella di Tutankhamon).

Non mancano studiosi che, in qualche modo, hanno alimentato ulteriormente il mistero delle piramidi sostenendo l’ipotesi che il retaggio culturale degli antichi egizi abbia origine da ciò che rimane di una civiltà molto più antica di quella egizia, ma tecnologicamente molto evoluta, che avrebbe realizzato le piramidi con l’ausilio di strumenti e tecnologie superiori anche a quelle odierne. Per alcuni questa civiltà misteriosa sarebbe di origine extraterrestre, per altri la prima a dover essere chiamata in causa è la mitica civiltà di Atlantide scomparsa, secondo la leggenda, più di diecimila anni fa. Ipotesi, quest’ultima, che può sembrare fantasiosa e irreale ma che è sostenuta da ricercatori dal notevole bagaglio culturale e da scienziati appartenenti a branche diverse dall’egittologia classica. Tra gli altri, due studiosi, uno scozzese e l’altro egiziano: si tratta di Graham Hancock e di Robert Bauval, coautori del best seller Impronte degli Dei e del successivo Keeper of Genesis (Portatori della Genesi). Una conferma importante delle teorie di Hancock e Bauval sull’esistenza di una civiltà remota precedente alla storia conosciuta verrebbe dall’analisi di un altro famoso monumento della Piana di Giza, la Sfinge, l’enorme statua scolpita in uno sperone roccioso di calcare che, secondo la versione ufficiale, raffigurerebbe il volto di Chefren, il faraone della IV dinastia al quale è dedicata anche una delle piramidi del complesso monumentale. Ci si è sempre domandati quando fu effettivamente costruita la Sfinge di Giza. C’è chi mette in dubbio il fatto che fu Chefren a farla costruire. A sollevare la questione è stato l’egittologo John Anthony West.

West è convinto che la Sfinge sia stata solo ritoccata all’epoca di Chefren. Questo faraone si sarebbe impadronito della paternità del monumento, il quale sarebbe in realtà molto più antico. 12.500 anni fa una civiltà tuttora sconosciuta alla storia ufficiale avrebbe scolpito un enorme leone. Da una pietra avrebbe ricavata la testa; il corpo, invece, sarebbe stato ricavato in un secondo momento e naturalmente adattato alla testa, anch’esso il corpo di un leone. Con le pietre estratte per costruire il corpo del leone (pesanti fino a 200 tonnellate) sarebbe stato costruito il tempio di fronte, il tempio della Sfinge. Chefren, 8000 anni dopo, avrebbe sostituito la testa di leone con la sua. Testa che sarebbe, quindi, più nuova del corpo. Due sono gli indizi che West ha portato all’attenzione a sostegno della sua ipotesi. Per prima cosa ha provato che il volto umano scolpito, e attualmente visibile, è nettamente sproporzionato rispetto al corpo di leone, il che significa che originariamente tale volto doveva raffigurare qualcos’altro, forse proprio una testa leonina. Il mistero resta…

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